Recensione “La vedova” – Fiona Barton

Buongiorno e buon venerdi! Ieri ha preso il via la sfida di lettura “Un libro al buio” promossa dal blog Reading is Believing e alla quale ho deciso di partecipare con un sacco di entusiasmo e con un pizzico di curiosità. In cosa consiste la sfida letteraria? Semplice: si ha tempo un mese per leggere due libri estratti a caso da un mare magnum di titoli consigliati da altre lettrici/lettori che hanno già avuto modo di leggere questi libri  in precedenza e li hanno ritenuti degni di essere letti. Il mio primo libro da leggere rientrava nel genere gialli e thriller e il destino ha voluto fare in modo che la scelta ricadesse su La Vedova di Fiona Barton. Complice un influenza che mi sta tenendo incollata al letto da ieri ho praticamente passato tutto il giorno a leggere sotto le coperte e ho finito il libro in men che non si dica. Quindi questa mattina eccomi qui a lasciarvi il mio parere sul romanzo.


download (1)La vedova

di Fiona Barton

TRAMA: Lo hanno visto tutti, il mostro, sbattuto in tv e sulle prime pagine dei giornali. Era accusato di un crimine raccapricciante, ma adesso che è morto, la verità finirà sepolta con lui. A meno che Jean, la vedova, la moglie devota che gli è sempre stata a fianco in tribunale, non si decida a parlare. A meno che Jean alla fine non decida di raccontare la sua storia.

 

 

 

 

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TITOLO: La vedova
AUTORE: Fiona Barton
EDITORE: Einaudi
DATA DI PUBBLICAZIONE: 13 giugno 2016
PAGINE: 372

Recensione

Jane ha sposato Glen Taylor quando era ancora una ragazzina. A prima vista il loro, sembra un matrimonio perfetto: una coppia felice dove il marito sembra uscito dalla famiglia della mulino bianco: premuroso, presente con un lavoro solido alle spalle e sempre occupato a provvedere a tutte le necessità della sua cara mogliettina. Ma fin dalle prime pagine del romanzo scopriamo che la realtà è un’altra e che sotto il matrimonio perfetto si cela un’altra verità.  Quando il marito muore accidentalmente investito da un autobus, Jane prova un’inaspettato sollievo: perché?

Proprio da qui inizia la storia: il marito è morto da tre settimane e la casa della vedova è assediata nuovamente dai giornalisti. Vi dico nuovamente perché già in passato la famiglia era stata al centro di un caso giudiziario e mediatico: Glen era stato additato come il mostro, sbattuto su tutte le prime pagine dei giornali accusato per aver rapito una bambina di due anni e mezzo, Bella. E ora che Glen non c’è più, l’unica persona che può chiarire e mettere finalmente la parola fine a questa vicenda è proprio la Vedova. Riceve la visita di una giornalista, Kate, anche lei alla ricerca dell’esclusiva e pronta a tutto per ottenere la testimonianza di Jane e scoprire finalmente la verità.

Per scoprire però come sono andate realmente le cose dobbiamo aspettare ovviamente la fine del libro e tutti i pezzi del puzzle torneranno al loro posto.

I narratori principali del romanzo sono tre: Jean Taylor, la vedova, la protagonista principale di tutto il libro, l’ispettore Bob Sparkers che si è occupato fin dall’inizio delle indagini del rapimento della piccola Bella e la giornalista Kate Waters che collabora sporadicamente con l’ispettore e che è alla ricerca dell’esclusiva del secolo. Tutta la storia si svolge in un arco temporale di 4 anni, dal giorno in cui la bambina viene rapita, fino ad oggi.  Grazie ai continui flashback ricostruiamo l’intera vicenda e scopriamo come l’ispettore sia arrivato ad accusare Glen di aver rapito la piccola Bella. Grazie a questi salti temporali scopriamo come il marito non sia proprio il marito perfetto che voleva farci credere nelle prime pagine del libro, ma che sia invece un uomo con una mente malata legato ad un traffico di pedo-pornografia online. Devo ammettere che ho fatto un po’ di fatica a stare dietro a questi continui cambi di narratore insieme al continuo passaggio tra passato e presente; complice probabilmente la febbre che ha fatto si che la mia mente non fosse completamente lucida, fatto sta che più di una volta sono dovuta tornare ad inizio capitolo per vedere la data e fare mente locale al punto in cui la storia si era fermata e per poter collocare quindi quello che avevo appena letto. Questo mi ha dato un po’ fastidio perché mi ha portato ad interrompere il filo della lettura e non ho gradito molto.

Ho molto apprezzato invece la costruzione dei personaggi a partire in primo luogo dalla protagonista, la vedova: la sua relazione con Glen si compone di un’alternanza di un amore sincero, puro, a tratti al limite dell’adorazione più totale in contrapposizione a momenti di stato confusionario misti ad un completo soggiogamento al marito. Tutti i suoi pensieri vengono ampiamente analizzati nel corso del libro e possiamo apprezzare il continuo conflitto che vive dentro di lei, una costante lotta interiore anche ora che il marito non c’è più. Nonostante abbia modo di ragionare in maniera più lucida, continua a rimanere fedele a Glen, quasi come se lui fosse sempre presente e potesse indicargli la strada corretta da seguire o i comportamenti più adatti da fare o la maschera giusta da indossare. Ci troviamo di fronte ad un rapporto di coppia in cui il marito ha un controllo totale sulla vedova anche ora che la morte l’ha portato via. Il loro è un rapporto perverso che non fa ragionare Jane in maniera lucida e la rende cieca davanti all’evidenza dei fatti. Anche Glen è un personaggio degno di nota: scostante con una mente fredda e manipolatrice, convinto di avere il pieno controllo su tutto. La bellezza del suo personaggio secondo me risiede nel fatto che viene visto dagli occhi della vittima, di Jane e non in prima persona. Vediamo come lui appare ai suoi occhi, come è in grado di ottenere quello che vuole senza il minimo sforzo.

La trama di tutto il romanzo risulta a mio parere molto ben costruita: ci troviamo di fronte ad una storia solida ma ricca di intrecci. Quello che secondo me un po’ manca in questo libro è il thriller vero e proprio. Il romanzo La vedova viene presentato e classificato come un genere thriller ma io faccio fatica a catalogarlo come tale. Da un thriller io personalmente mi aspetto un libro carico di ansia e tensione dall’inizio alla fine, un libro che, una volta iniziato non riesci a smettere di leggerlo perché hai un bisogno assoluto di sapere cosa accade. Tutto questo mi è mancato nella lettura di questo romanzo: non ho trovato né tensione né colpi di scena; tutta la storia si svolge in maniera piatta con una ricostruzione degli avvenimenti degli ultimi 4 anni. Si tratta sicuramente di un ottimo giallo, ben scritto e con una trama ben costruita ma non oserei definirlo un thriller.

Mi sento comunque di consigliare la lettura di questo libro perché i tratti psicologici dei protagonisti meritano sicuramente una lettura e la storia raccontata non è per nulla banale.

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Altri libri di Fiona Barton

  • La vedova, 2016
  • Il bambino, 2017

2 pensieri riguardo “Recensione “La vedova” – Fiona Barton”

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