Recensione “Il mio nome è Leon” – Kit De Waal

Buongiorno e ben trovati, rieccomi di nuovo qui a tenervi compagnia con un nuovo libro, anche lui iniziato e finito nel giro di poco (ci sto proprio prendendo gusto!). Settimana scorsa, nella rubrica News in libreria vi avevo mostrato proprio questo libro, Il mio nome è Leon, il libro d’esordio di Kat de Waal. Se vi ricorderete ero rimasta molto colpita dalla copertina, e alla fine la tentazione di leggerlo ha vinto su tutto e con un clic eccolo  che è arrivato a casa dritto dritto sul mio ebook. 🙂 


IL MIO NOME è LEONIl mio nome è Leon

Kit de Waal

TRAMA: Leon ha nove anni quando prende in braccio per la prima volta il suo fratellino appena nato, Jake. Un neonato che sembra un bambolotto, con la pelle bianchissima, così diversa da quella di Leon, che ha la pelle scura. Ma ora che la loro mamma non si vede più in giro, e loro devono andare a vivere con Maureen, una signora dai capelli rossi e ricci e una pancia come Babbo Natale, Leon capisce che deve proteggere il suo fratellino: perché qualcuno vuole prenderselo, e avere quel bambolotto bianco tutto per sé. Anche se Maureen gli spiega che è per il bene di Jake, che c’è una famiglia che vuole dargli una casa e un sacco di amore, per Leon è solo un tradimento. È per questo che Leon adesso è triste e anche un po’ arrabbiato… Per fortuna alcune cose lo fanno ancora sorridere, come correre velocissimo in discesa con la bici, e rubare con Maureen abbastanza monetine per poter – un giorno – andare a prendere Jake e anche la mamma, come un vero supereroe. 
Con l’evocazione di un’Inghilterra in cui le divisioni sociali sono più che mai evidenti, e dal colore della pelle può dipendere il futuro di un bambino, Il mio nome è Leon è un romanzo che ha colto di sorpresa i lettori inglesi: la storia struggente e dolcissima, raccontata con lo sguardo del piccolo Leon, della forza di un amore e della capacità di superare il dolore e la perdita. E soprattutto la storia di che cosa vuol dire avere una famiglia, o trovarla dove meno ce lo si aspetta.

Se volete acquistare il libro potete farlo da QUI

TITOLO: Il mio nome è Leon
AUTORE: Kit de Waal
EDITORE: Piemme
DATA DI PUBBLICAZIONE: 03 ottobre 2017
PAGINE: 308

Recensione

Inghilterra, 1980. Leon è un bambino che è cresciuto in una famiglia con non poche difficoltà: un padre assente che sta scontando una pena in carcere e una madre con forti problemi legati alla depressione che non riesce a prendersi cura come dovrebbe del suo bambino. Quando Leon sta per compiere nove anni ecco arrivare per lui un fratellino: un bambolotto delicato con la pelle bianca, diversissimo dal piccolo Leon che invece ha la pelle scura. Questo bambino, avuto dalla madre Carol da una storia con un uomo già  sposato, diventa il centro del mondo del piccolo Leon: lo lava, lo veste, gli prepara da mangiare, lo cura in tutto e per tutto, cercando di tenere nascosto al resto del mondo i disturbi della giovane madre che continua a vivere in uno stato di completa assenza e depressione. Quando la situazione non risulta più essere sostenibile Leon e il fratellino Jake vengono trasferiti in una casa famiglia dove Maureen, una donna un po’ avanti con l’età si inizia a prendere cura di loro in attesa che qualche famiglia decida di adottarli. Ma il colore della pelle, nell’Inghilterra dei primi anni ’80 risulta ancora essere motivo di discriminazione: infatti dopo poco tempo il fratellino Jake riceve una richiesta di adozione da una famiglia bianca, mentre per il piccolo Leon pare non esserci posto. Così i due fratelli sono costretti a separarsi e Leon in questo vede un profondo tradimento da parte del mondo degli adulti, che sembrano non volerlo ascoltare e non volerlo aiutare in nessun modo. Leon decide così di attuare un piano tutto suo: vuole raccogliere abbastanza soldi per poter andare a recuperare il suo fratellino Jake prima e la madre Carol poi, così da poter riunire la sua famiglia di cui sente fin troppo la mancanza.

Tutta la storia viene narrata attraverso gli occhi del nostro piccolo protagonista, Leon. Una storia che è continuamente velata da uno strato di dolcezza e tenerezza infinita: dall’inizio alla fine vediamo come Leon regala amore al suo piccolo fratellino anche quando non è più in casa con lui; tutte le sue azioni convergono sempre al suo obiettivo finale: riunire la sua famiglia.

Nel corso della narrazione vengono affrontati temi quali le divisioni sociali e le conseguenti lotte di classe che sfociano in proteste e momenti di violenza: il tutto però compare solo come sfondo ed anche le tematiche più difficili ci vengono presentate sempre con lo sguardo di un bambino che, con la sua innocenza, non riesce a comprendere i problemi dei grandi.

In questo libro la tematica della famiglia risulta il cardine su cui è costruita l’intera storia: scopriamo cosa vuol dire avere una famiglia vera, cosa si è disposti a fare pur di averne una o semplicemente qual’è il limite che si è disposti a superare per ricomporre quella che si crede essere la famiglia perfetta. Scopriamo la forza dell’amore e il potere che è in grado di dare per superare il dolore e la perdita, in questo caso di una madre e di un fratello; ma la stessa forza dell’amore è quella che permette di trovare una famiglia dove meno ce lo si aspetta.

Questo romanzo della De Waal è scritto in maniera molto semplice, con un linguaggio molto chiaro e lineare, linguaggio molto vicino ad un lessico di un bambino piuttosto che ad uno molto più forbito come può essere quello di un’adulto. Scelta probabilmente fatta per rendere più vera e credibile la narrazione del piccolo Leon che vede il mondo che lo circonda e lo narra dal suo punto di vista.

Dopo aver finito il libro sono rimasta un po’ a pensare e a tirare le somme: la storia raccontata mi è piaciuta, ho apprezzato l’idea e la scelta del narratore, però qualcosa non mi ha convinto. Una volta finita l’ultima pagina non ho chiuso il libro soddisfatta o appagata da quello che avevo appena letto, mi è mancato qualcosa. Ho iniziato la lettura con una grande aspettativa, dovuta anche dalla pubblicità fatta al libro in cui veniva presentato come un romanzo che aveva commosso l’Inghilterra. Che dirvi, io questa commozione non l’ho proprio provata, o meglio ho provato qualche emozione lieve, ma niente di più. Ci sono stati dei passaggi in cui l’innocenza disarmante di Leon mi ha fatto sorridere o altri in cui la sua voglia di riunire la famiglia a tutti i costi mi hanno fatto entrare un po’ in empatica con lui, ma nient’altro. Dite che mi si starà indurendo il cuore? Speriamo di no 🙂

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Romanzi di Kit de Waal

  • Il mio nome è Leon, 2017

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