Recensione “La bambina che guardava i treni partire” – Ruperto Long

Buonasera amici e amiche dei libri. Dopo una lunga giornata di lavoro e di estenuanti trasferte eccomi finalmente a casa a godermi un po’ di meritato riposo. Domenica scorsa ho finito di leggere La bambina che guardava i treni partire, ma non avevo avuto ancora un minuto libero per dedicarmi a voi e raccontarvi un po’ cosa ne pensavo. E così, mentre i miei vicini di casa stanno ascoltando della musica non troppo gradevole per le mie orecchie io cerco di mettervi giù il mio umile pensiero.


 la-bambina-che-guardava-i-treni-partire_9403_x1000La bambina che guardava i treni partire

Ruperto Long

TRAMAFrancia, 1940. La guerra è ormai alle porte e i Wins, famiglia ebrea di origine polacca, rischiano di essere deportati. Alter, lo zio, è partito per la Polonia nel tentativo di salvare i suoi familiari, ma è stato preso e rinchiuso nel ghetto di Konskie. Il padre della piccola Charlotte vuole evitare che la sua famiglia subisca lo stesso destino, così si procura dei documenti falsi per raggiungere Parigi. Ma dopo soli quarantanove giorni si rende conto che la capitale non è più sicura e trasferisce tutti a Lione, sotto il governo collaborazionista di Vichy. Charlotte a volte esce di casa, e davanti ai binari guarda passare i treni carichi di ebrei deportati. Ben presto suo padre realizza che nemmeno Lione è il posto giusto per sfuggire alle persecuzioni e paga degli uomini affinché li aiutino a raggiungere la Svizzera. Un viaggio molto pericoloso, perché durante un incidente la famiglia Wins si troverà molto vicina alla linea nazista… Una fuga senza sosta, di città in città, per scampare al pericolo, sostenuta dalla volontà ferrea di un padre di salvare a tutti costi i propri cari.

TITOLO: La bambina che guardava i treni partire
AUTORE: Ruperto Long
EDITORE: Newton Compton Editori
DATA DI PUBBLICAZIONE: 28 settembre 2017
PAGINE: 308

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Recensione

Affrontare in un libro tematiche come la seconda guerra mondiale e la correlata persecuzione degli ebrei non è mai facile: sono argomenti delicati che devono essere scritti e trattati con il giusto peso e il dovuto rispetto. Personalmente devo dirvi che mi piace leggere libri che si possono definire “storici” anche se non sono il mio genere letterario prediletto, più che altro perché leggere per me vuol dire staccare la spina e distrarmi da tutto quello che mi circonda; sono la mia evasione e non sempre sono alla ricerca di un libro impegnativo. Dettò ciò però, se mi capita tra le mani un bel libro che testimonia un passato non troppo lontano e che non deve in alcun modo essere dimenticato, non ne disdegno sicuramente la lettura.  Questo è il caso de “La bambina che guardava i treni partire“, un romanzo tratto da una storia vera, la storia di una famiglia polacca di religione ebrea che cerca di sfuggire al regime di persecuzione nazista. Una testimonianza forte che ci mostra uno spaccato di storia crudele e inspiegabile.

Tutto il libro nasce grazie ad un lavoro molto accurato di ricerca durato oltre 10 anni, anni in cui l’autore ha raccolto tutte le testimonianze dei vari personaggi che incontriamo all’interno del romanzo: testimonianze vere, di vita vissuta, senza fronzoli o montature. Ci offrono una visione molto ampia dell’europa durante il regime e possiamo apprezzare vari punti di vista. Il romanzo infatti non viene raccontato solo dal punto di vista delle vittime, in questo caso Charlotte e la sua famiglia. ma prendono voce anche i carnefici e tutti quelli che in qualche modo hanno avuto a che fare con loro. Abbiamo così modo di apprezzare le speranze, le paure e i timori della famiglia Wins, ma allo stesso tempo riusciamo a comprendere quello che provavano coloro che li incontravano, interagivano con loro o cercavano di nasconderli. Oltre a loro abbiamo le voci dei carnefici, realizzate tramite delle rielaborazioni di testimonianze o testi precedenti, che ben si inseriscono all’interno di questo libro. L’intera storia viene narrata da tre fronti differenti: seguiamo le vicende della famiglia Wins, con tutti i loro tentativi per sfuggire alle SS nascondendosi in giro per l’Europa; dal ghetto di Konskie abbiamo uno spaccato sulla vita del cugino Alter, ritornato in Polonia per stare vicino ai genitori ed infine dal deserto del Sahara prendiamo parte all’azione di Bir Hacheim. Il tutto corredato con foto d’epoca inserite in maniera egregia all’interno dei capitoli.

Pur trattando delle tematiche non troppo semplici il libro è molto scorrevole e si legge in poco tempo. In nessun passaggio la mia attenzione è calata né ho avuto momenti di pesantezza o noia. Credo sia una testimonianza molto ricca e ben curata che potrete sicuramente trovare interessante.

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Romanzi di Ruperto Long

  • La bambina che guardava i treni partire, 2017

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