Recensione “Il ristorante dell’amore ritrovato” – Ito Ogawa

Finalmente torno a pubblicare una recensione in questo mio piccolo spazietto virtuale. Stasera ho deciso di tenervi compagnia con un libro che mi ha accompagnato nei primi giorni di dicembre e che mio malgrado non è riuscito a soddisfare le mie aspettative.


IlRistoranteDellAmoreRitrovatoRecensissimo.jpgIl ristorante dell’amore ritrovato

Ito Ogawa

TRAMARingo, una ragazza che lavora nelle cucine di un ristorante turco di Tokyo, rientra una sera a casa con l’intenzione di preparare una cena succulenta per il suo fidanzato col quale convive da un po’. Con suo sommo sgomento, però, scopre che l’appartamento è completamente vuoto. Niente televisore, lavatrice, frigorifero, mobili, tende, niente di niente. Spariti persino gli utensili in cucina, il mortaio di epoca Meiji ereditato dalla nonna materna, la casseruola Le Creuset acquistata con la paga del suo primo impiego, il coltello italiano ricevuto in occasione del suo ventesimo compleanno. È, soprattutto, sparito il fidanzato indiano, maître nel ristorante accanto al suo, un ragazzo con la pelle profumata di spezie. Lo choc di Ringo è tale che resta impietrita al centro della casa desolatamente vuota, la voce che non le esce più dalla bocca. Decide allora di ritornare al villaggio natio, dove non mette più piede da quando, quindicenne, è scappata di casa in un giorno di primavera. Là, appartata nella quiete dei monti, matura il suo dolore. Una mattina, però, osservando il granaio della casa materna, Ringo ha un’idea singolare per tornare pienamente alla vita: aprire un ristorante per non più di una coppia al giorno, con un menu ad hoc, ritagliato sulla fisionomia e i possibili desideri dei clienti.

TITOLO: Il ristorante dell’amore ritrovato
AUTORE: Ito Ogawa
EDITORE: Neri Pozza
DATA DI PUBBLICAZIONE: 3 luglio 2014
PAGINE: 191

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Recensione

Avete presente quei libri che già solo dal titolo vi viene voglia di leggerli perché la curiosità la vince su tutto? Ecco, il titolo di questo romanzo per me è stato galeotto: l’ho visto, mi ha incuriosito e mi sono fermata a leggerne la trama. E qui anche la trama è stata galeotta, mannaggia: storia ambientata in Giappone dove il tema principale è il cibo, come si può resistere? E, mio malgrado, io purtroppo non sono riuscita a scamparla e ho deciso di leggere questo libro; ma le belle premesse si sono dissolte dopo poche pagine.

Ringo-chan è una ragazza che vive a Tokyo insieme al suo fidanzato. Un giorno come tanti altri della sua quotidianità, rientra a casa pronta a preparare la cena per il suo fidanzato adorato, ma la meravigliosa pace quotidiana viene bruscamente spezzata: l’appartamento è stato completamente svuotato (neanche l’arsenio Lupin avrebbe saputo fare meglio) e del suo fidanzato nemmeno l’ombra. Così, senza un motivo plausibile, Ringo si ritrova con una casa fatta di soli muri e senza un ragazzo. Questo episodio spinge la protagonista a mollare su due piedi il lavoro e la riporta nel suo paese natio, dove aprirà un ristorante molto particolare, il Lumachino. 

Come dicevo le premesse per un buon libro c’erano tutte, ma già dall’inizio ho fatto davvero molta fatica ad apprezzare il libro. Ringo torna a casa e non trova più nessuno, nè il ragazzo, ne i mobili: bene. Cosa è successo tra loro per far si che una persona in meno di 24 ore facesse perdere le sue tracce portandosi dietro anche tutto il mobilio della casa? Non lo scopriremo mai: l’autrice ha probabilmente pensato che fosse un dettaglio irrilevante. Fatto sta che io me lo sto ancora chiedendo. Comunque… Ringo soffre talmente tanto per questa sua perdita che smette di parlare, la voce le scompare come per magia. Probabilmente era davvero tanto innamorata di questo suo ex ragazzo, ci teneva davvero per rimanere così sconvolta; ma anche in questo caso del loro passato non ci è dato sapere nulla. l’unica info è che la sua pelle profumava di spezie. Va bhe.

Queste lacune sul loro rapporto vengono facilmente rimpiazzate da pagine e pagine piene di descrizioni di piatti e di preparazioni di ricette: ogni singolo piatto che viene preparato da Ringo nel corso del romanzo occupa minimo minimo due pagine di descrizione (quando siete fortunati) se non di più. Probabilmente neanche un libro di ricette è così prolisso.  Questa è stata una delle cose che mi ha dato più fastidio nella lettura del libro. Premetto che amo l’accostamento dei libri con la cucina in generale, mi piace quando i due elementi si combinano e si mischiano, ma credo che per tutto debba esserci la giusta dose. E qui si è un po’ tanto esagerato con le descrizioni. Se può essere interessante leggerne una, vi assicuro che dopo un po’ la tiritera stanca, e quello che poteva essere sicuramente una potenzialità del libro si trasforma in un macigno che ci tocca sopportare pagina dopo pagina.

Altro aspetto, a parer mio negativo e che sicuramente non ho gradito, sono state le scene surreali e in alcuni tratti macabre che si sono susseguite di capitolo in capitolo. Se amate gli animali, non avvicinatevi a questo libro. Ci sono dei passaggi in questo libro di una crudezza indescrivibile, che ad averlo saputo prima, mi sarei volentieri risparmiata. Di surreale ho trovato sicuramente tutto il rapporto di Ringo con sua madre: dal concepimento fino all’ultima pagina del libro.

Non so se il mio giudizio è cosi negativo perché le mie aspettative erano sicuramente alte, ma il libro non mi ha convinto per niente: la storia fa acqua da tutte le parti, i personaggi hanno lo spessore dei fogli di carta e le relazioni che intessono tra di loro o non vengono approfondite o non hanno nulla di credibile.

E voi cosa ne pensate? avete avuto modo di leggere questo libro?

✪✫✫✫✫


Romanzi di Ito Ogawa

  • La cena degli addii, 2012
  • Il ristorante dell’amore ritrovato, 2014
  • La locanda degli amori diversi, 2016

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