Recensione “Resto qui” – Marco Balzano

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Resto qui

Marco Balzano

TRAMA: L’acqua ha sommerso ogni cosa: solo la punta del campanile emerge dal lago. Sul fondale si trovano i resti del paese di Curon. Siamo in Sudtirolo, terra di confini e di lacerazioni: un posto in cui nemmeno la lingua materna è qualcosa che ti appartiene fino in fondo. Quando Mussolini mette al bando il tedesco e perfino i nomi sulle lapidi vengono cambiati, allora, per non perdere la propria identità, non resta che provare a raccontare. Trina è una giovane madre che alla ferita della collettività somma la propria: invoca di continuo il nome della figlia, scomparsa senza lasciare traccia. Da allora non ha mai smesso di aspettarla, di scriverle, nella speranza che le parole gliela possano restituire. Finché la guerra viene a bussare alla porta di casa, e Trina segue il marito disertore sulle montagne, dove entrambi imparano a convivere con la morte. Poi il lungo dopoguerra, che non porta nessuna pace. E così, mentre il lettore segue la storia di questa famiglia e vorrebbe tendere la mano a Trina, all’improvviso si ritrova precipitato a osservare, un giorno dopo l’altro, la costruzione della diga che inonderà le case e le strade, i dolori e le illusioni, la ribellione e la solitudine. Una storia civile e attualissima, che cattura fin dalla prima pagina.

TITOLO: Resto qui
AUTORE: Marco Balzano
EDITORE: Einaudi
DATA DI PUBBLICAZIONE: 20 Febbraio 2018
PAGINE: 180

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Recensione

La prima cosa che mi ha colpito in questo romanzo è stata sicuramente la copertina: un campanile per metà immerso nell’acqua. Finzione o realtà? Spinta dalla curiosità, prima di iniziare il romanzo, mi sono messa a curiosare un po’ su internet alla ricerca di questo insolito campanile. È da qui l’amara scoperta: esiste davvero, come memoria storica di un vecchio paese della val Venosta, Curon.

Trina, la protagonista di questo romanzo insieme a suo marito Erich, ci racconta la sua vita dal ’23 ad oggi e ci porta a scoprire passo passo il perché di questo campanile. I temi affrontati in questo piccolo libro sono innumerevoli è molto intensi, a causa anche del lasso di tempo nel quale la vicenda si svolge (sicuramente non gli anni di maggiore “vanto” per l’Italia e per il mondo intero). Ma in primo luogo l’autore vuole mostrarci una storia più intima, più privata, la storia di Trina, giovane maestra che ha cercato di resistere e di non piegarsi di fronte alle avversità della vita. La storia che tutti noi conosciamo funge quasi da sfondo, accompagna Trina e le sue scelte come un filo invisibile che non si può ignorare o chiudere in un cassetto. Una storia, la sua, che percorre il fascismo, la guerra e il dopo guerra; una vita difficile, segnata da molte delusioni e difficoltà.

E Trina per raccontarci la sua storia, si rivolge a sua figlia Marica scomparsa quando era ancora una bambina, sfuggita dalla precarietà della vita di Curon. Trina è semplicemente una madre che si rivolge alla figlia, in una specie di lettera continua, in cui ripercorre la sua vita, nella quale si racconta e attraverso la quale cerca di spiegarsi, di giustificarsi; una sorta di confessione dove il mettere nero su bianco quanto accaduto offre in qualche modo un lieve conforto.

E le avversità che hanno bussato alla porta del maso di Trina non sono state poche. Il fascismo in primis, che ha cercato di strapparle le sue radici culturali: tutto doveva essere italianizzato, l’unica lingua riconosciuta era l’italiano ed il lavoro era quasi un miraggio (se non sei italiano non sei nessuno). La guerra poi, con lo spettro di non rivedere più il marito, partito per il fronte, o il figlio che vede nel nazismo la via giusta per perseguire la salvezza. Ed infine il progetto della diga, un progetto che sembrava essere finito nel dimenticatoio durante gli anni bui, ma che invece torna prepotente e soprattutto reale non appena si dichiara chiuso il conflitto mondiale. Un progetto imponente, un progresso tecnologico che spazzerà via dalle carte geografiche Resia e Curon, il paese di Trina. E proprio attraverso i suoi occhi, l’autore dà voce alla resistenza prima e all’impotenza poi della gente di Curon.

Una narrazione che vuole dare voce alla memoria delle persone e dei luoghi; dove ora svetta un campanile semi sommerso, un tempo sorgevano case, vivevano famiglie. Tante storie, tanti ricordi spezzati via come se non avessero alcun nessun valore. Uno stile scorrevole, molto pulito e lineare capace di trasmettere l’intero bagaglio di emozioni di Trina e della sua valle.


Romanzi di Marco Balzano

  • Il figlio del figlio, 2010
  • Pronti a tutte le partenze, 2013
  • L’ultimo arrivato, 2014
  • L’agenda ritrovata. Sette racconti per Paolo Borsellino, 2017
  • Che cosa ho in testa. Immagini di un mondo in cui valga la pena, 2017
  • Resto qui, 2018
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