Recensione “Pista nera” – Antonio Manzini

 

TRAMA: Semisepolto in mezzo a una pista sciistica sopra Champoluc, in Val d’Aosta, viene rinvenuto un cadavere. Sul corpo è passato un cingolato in uso per spianare la neve, smembrandolo e rendendolo irriconoscibile. Poche tracce lì intorno per il vicequestore Rocco Schiavone da poco trasferito ad Aosta: briciole di tabacco, lembi di indumenti, resti organici di varia pezzatura e un macabro segno che non si è trattato di un incidente ma di un delitto. La vittima si chiama Leone Miccichè. È un catanese, di famiglia di imprenditori vinicoli, venuto tra le cime e i ghiacciai ad aprire una lussuosa attività turistica, insieme alla moglie Luisa Pec, un’intelligente bellezza del luogo che spicca tra le tante che stuzzicano i facili appetiti del vicequestore. Davanti al quale si aprono tre piste: la vendetta di mafia, i debiti, il delitto passionale. Quello di Schiavone è stato un trasferimento punitivo. È un poliziotto corrotto, ama la bella vita. Però ha talento. Mette un tassello dietro l’altro nell’enigma dell’inchiesta, collocandovi vite e caratteri delle persone come fossero frammenti di un puzzle. Non è un brav’uomo ma non si può non parteggiare per lui, forse per la sua vigorosa antipatia verso i luoghi comuni che ci circondano, forse perché è l’unico baluardo contro il male peggiore, la morte per mano omicida (“in natura la morte non ha colpe”), o forse per qualche altro motivo che chiude in fondo al cuore.

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TITOLO: Pista nera
AUTORE: Antonio Manzini
EDITORE: Sellerio Editore Palermo
DATA DI PUBBLICAZIONE: 31 Gennaio 2013
PAGINE: 278


Recensione

La sai una cosa Alberto? Questa è una rottura di coglioni livello 10 cum laude”

Sarebbe?”

La madre di tutte le rotture di coglioni!”

E dopo un inizio anno partito con il piede sbagliato con una lettura non proprio piacevole, torniamo a parlare di bei libri e di belle letture. In questi giorni ho avuto il piacere di fare la mia conoscenza con il vicequestore Rocco Schiavone. Eh si, conoscenza è proprio la parola giusta, perché la sottoscritta faceva parte di quella piccola nicchia (alquanto ristretta suppongo) di persone che ancora non aveva avuto l’onore di leggere un romanzo di Antonio Manzini e di conseguenza di scoprire un personaggio tanto irriverente quanto magnetico come il vicequestore Schiavone. Per fortuna c’è sempre tempo per recuperare le letture, e qualcosa mi dice che non passerà troppo tempo prima che io recuperi anche il seguito di questo romanzo.

Ma torniamo a noi ed occupiamoci un po’ di questo libro. Pista nera è il primo romanzo della saga che vede come protagonista per l’appunto il vicequestore Rocco Schiavone: romano de Roma, trasferito in fretta e furia dalla sua amata città per approdare nella fredda e gelida Aosta. Sono passati oramai quattro mesi dal giorno del trasferimento, ma Schiavone non è ancora riuscito ad ambientarsi: tutto è troppo distante dal suo mondo, niente sembra attirare il suo interesse. La sua routine subisce una svolta nel momento in cui viene ritrovato un corpo lungo le piste di Champoluc; chi ha compiuto questo delitto in un paese dove sono tutti un po’ parenti?

L’intreccio del romanzo segue i normali canoni del giallo: il morto c’è, un’indagine da seguire pure, la polizia alla ricerca del movente e del colpevole non manca mai…insomma gli ingredienti per realizzare un buon libro ci sono tutti.

Quello che fa uscire questo libro dal grande mare magnum dei libri gialli è il suo protagonista: il vicequestore Rocco Schiavone. Un personaggio schietto, diretto e pungente. Un uomo che pare quasi fuori luogo lì sulla neve, con le sue Clark perennemente fradice e un loden verde che poco può fare contro il freddo di montagna; un pesce fuor d’acqua insomma. Rocco è uno di quei personaggi che si fa odiare da tutti: irriverente, cinico e politicamente scorretto. Un personaggio che, nonostante il suo carattere, conquista il lettore dopo poche righe: lo ammalia e crea dipendenza. In questo primo romanzo ci vengono dati solo pochi accenni sulla sua vita passata, sul motivo dell’imminente trasferimento da Roma ad Aosta. Il suo passato è tutto da scoprire con il seguito della serie; ma già da questo primo libro il vicequestore vi lascerà con la curiosità di scoprire qualcosa di più sul suo conto.

L’intera indagine scorre molto velocemente. I capitoli segnano i giorni che passano dal ritrovamento del corpo fino alla risoluzione del caso; paragrafi brevi scandiscono i vari momenti della stessa giornata. Il ritmo del romanzo scorre anche grazie all’utilizzo di molti dialoghi che smorzano l’indagine e rendono la lettura molto veloce. Un intreccio narrativo sicuramente molto solido e ben calibrato; grazie alla giusta dose di supposizioni, l’intera lettura risulta intrigante e credibile.

L’ambientazione contribuisce a dare quel tocco in più che non guasta al romanzo: tutta la scena che fa da contorno al caso è costruita alla perfezione, dalle piste, alla montagna, agli chalet da cui arriva l’odore inconfondibile di vin brulè.

Un romanzo che vi farà passare delle ore di lettura piacevoli e che vi farà conoscere un personaggio davvero unico.

✪✪✪✪✫


Romanzi di Antonio Manzini ( serie Rocco Schiavone)

  • Pista nera, 2013
  • La costola di Adamo, 2014
  • Non è stagione, 2015
  • Era di maggio, 2015
  • 7-7-2007, 2016
  • Pulvis et umbra, 2017
  • Fate il vostro gioco, 2018
  • Rien ne va plus, 2019
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2 pensieri riguardo “Recensione “Pista nera” – Antonio Manzini”

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