Recensione “Il sogno della macchina da cucire” – Bianca Pitzorno

 

TRAMA: C’è stato un tempo in cui non esistevano le boutique di prêt-à-porter e tantomeno le grandi catene di moda a basso prezzo, e ogni famiglia che ne avesse la possibilità faceva cucire abiti e biancheria da una sarta: a lei era spesso dedicata una stanza della casa, nella quale si prendevano misure, si imbastivano orli, si disegnavano modelli ma soprattutto – nel silenzio del cucito – si sussurravano segreti e speranze. A narrarci la storia di questo romanzo è proprio una sartina a giornata nata a fine Ottocento, una ragazza di umilissime origini che apprende da sola a leggere e ama le opere di Puccini ma più di tutto sogna di avere una macchina da cucire: prodigiosa invenzione capace di garantire l’autonomia economica a chi la possiede, lucente simbolo di progresso e libertà. Cucendo, la sartina ascolta le storie di chi la circonda e impara a conoscere donne molto diverse: la marchesina Ester, che va a cavallo e studia la meccanica e il greco antico; miss Lily Rose, giornalista americana che nel corsetto nasconde segreti; le sorelle Provera con i loro scandalosi tessuti parigini; donna Licinia Delsorbo, centenaria decisa a tutto per difendere la purezza del suo sangue; Assuntina, la bimba selvatica… Pur in questa società rigidamente divisa per classe e censo, anche per la sartina giungerà il momento di uscire dall’ombra e farsi strada nel mondo, con la sola forza dell’intelligenza e delle sue sapienti mani. Bianca Pitzorno dà vita in queste pagine a una storia che ha il sapore dei feuilleton amati dalla sua protagonista, ma al tempo stesso è percorsa da uno sguardo modernissimo. Narrare della sartina di allora significa parlare delle donne di oggi e dei grandi sogni che per tutte dovrebbero diventare invece diritti: alla libertà, al lavoro, alla felicità.

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TITOLO: Il sogno della macchina da cucire
AUTORE: Bianca Pitzorno
EDITORE: Bompiani
DATA DI PUBBLICAZIONE: 26 Settembre 2018
PAGINE: 240


Recensione

Mi capita sempre più spesso di leggere dei romanzi che inizialmente non avevano scaturito in me alcun tipo di interesse. Grazie alla challenge dalle 3 ciambelle piano piano scopro nuovi autori e nuovi titoli e, la maggior parte delle volte non resto delusa dai loro consigli. Questa volta la scelta è ricaduta proprio su questo romanzo, che va fuori dalla mia comfort zone, quindi mi sono ritrovata a leggere un libro completamente a scatola chiusa.

Il sogno della macchina da cucire ci racconta la storia di una sartina a giornata, una figura femminile presente nel panorama italiano dalla fine dell’Ottocento agli inizi del primo Novecento. Chi erano le sartine? Le sartine erano delle donne che venivano per l’appunto pagate a giornata, il cui lavoro consisteva nel realizzare lavori di sartoria come rammendi, creazione di biancheria, realizzazioni di corredi, etc. Un lavoro che veniva realizzato principalmente nelle case delle famiglie ricche, in una stanza dedicata (la stanza del cucito), oppure a casa e permetteva alle donne di mantenersi e di condurre una vita quantomeno accettabile.

L’autrice ci presenta questa sartina, fin da quando, da piccola accompagnava ed aiutava la nonna nei piccoli lavoretti di cucito. È la nonna ad insegnarle il mestiere e a darle importanti lezioni di vita. La seguiamo passo passo nella sua crescita, lavorativa e non e, insieme a lei, scopriamo un’epoca dove la differenza tra ceti sociali era ben delineata e distinta, dove l’apparenza (soprattutto delle famiglie più in vista della città) poteva in realtà celare molti segreti e dove ogni singolo centesimo, soprattutto per giovani donne come la nostra protagonista, equivaleva ad un giorno in più di respiro.

Quello che ci viene descritto in questo romanzo è un racconto di una quotidianità ormai superata, narrata attraverso gli occhi della sartina, che ci parla della sua vita in prima persona. Un mondo molto distante dal nostro vissuto, ma con tematiche facilmente rapportabili ai giorni nostri. Attraverso la figura della sartina ritroviamo infatti quella voglia di uscire fuori dal nido, di essere indipendenti e farsi apprezzare per quello che si è in grado di fare grazie alla propria caparbietà e forza di volontà. Il sogno della macchina da cucire ci parla di sogni e di quei diritti per le donne che ancora molto spesso sembrano passare in secondo piano.

Molte sono le figure femminile che compaiono all’interno di questo romanzo: figure differenti appartenenti anche a classi sociali molto lontane tra loro e con le quali la sartina entrerà in un modo o nell’altro in relazione. I personaggi che compaiono sono ben delineati anche se ammetto di aver fatto un po’ di fatica ad entrare in completa sintonia con la stessa sartina. A volte mi è parso quasi che la protagonista cercasse di prendere le distanze dal lettore, come se volesse mantenere una certa linea di demarcazione tra lei e noi. Nonostante sia la voce narrante e ci racconti passo passo la sua quotidianità, in diversi passaggi mi sono ritrovata a leggere frasi del tipo “questo non ve lo racconto” oppure “cosa ci dicemmo me lo ricordo perfettamente, ma preferisco tenerlo nascosto nel mio cuore”. Comprendo che la descrizione del momento può essere intima e volutamente celata, ma allo stesso tempo ha ostacolato il mio interesse nei suoi confronti, o quantomeno l’ha diminuito.

Il tutto ci viene raccontato con estrema delicatezza e semplicità; lo stile narrativo mi ha conquistato ed ha reso la lettura davvero molto scorrevole, coinvolgendomi sempre di più nonostante i primi capitoli seguissero un ritmo più lento.

Peccato per il finale che chiude l’intera storia in maniera frettolosa rispetto al resto del romanzo.

✪✪✪✫✫


 

2 pensieri riguardo “Recensione “Il sogno della macchina da cucire” – Bianca Pitzorno”

  1. Io fin da piccina ho sempre letto e amato i libri di Bianca Pitzorno. Quando ho visto il suo nome, quindi, non ho saputo resistere. Questa Pitzorno in versione adulta mi ha catturata ed affascinata!

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