Recensione “La piccola bottega di Parigi” – Cinzia Giorgio

 

TRAMA: Corinne Mistral è un giovane avvocato che non perde mai una causa. Vive a Roma e lavora presso il prestigioso studio legale della famiglia del fidanzato. Si sta dedicando anima e corpo a una causa molto importante quando la raggiunge la notizia della morte di sua nonna e dell’eredità che le ha lasciato: un atelier di alta moda a Parigi, nel bellissimo quartiere del Marais. Corinne parte immediatamente, decisa a sistemare il più presto possibile la faccenda e tornare poi al suo lavoro. Ma, una volta lì, resta affascinata dalla straordinaria storia di sua nonna, una donna che lei ha potuto conoscere pochissimo e che è stata persino allieva e amica della grande Coco Chanel. Il ritorno a Roma è rallentato ulteriormente dalla presenza dell’esecutore testamentario: qualcuno che Corinne conosce bene, troppo bene… Che non si tratti di un incontro casuale?

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TITOLO: La piccola bottega di Parigi
AUTORE: Cinzia Giorgio
EDITORE: Newton Compton
DATA DI PUBBLICAZIONE: 30 Agosto 2018
PAGINE: 269


Recensione

Ammetto di aver aspettato un paio di giorni prima di decidermi a scrivere la recensione di questo romanzo: trovavo faticoso scegliere se salvare dal baratro questo libro oppure no. Come avrete già intuito La piccola bottega di Parigi non è stata una lettura totalmente appagante.

Corinne è un giovane avvocato di Roma, fidanzata con Massimo e prossima alle nozze. Una ragazza come tante con una vita come tante. Un giorno la sua bolla di felicità inizia a scalfirsi: le arriva la notizia della morte della nonna paterna, Anna, una donna con la quale Corinne aveva un legame molto profondo. La giovane scopre, una volta aperto il testamento, che l’anziana donna le ha lasciato un piccola bottega di sartoria a Parigi, nel quartiere del Marais. Corinne è costretta a lasciare Roma e partire alla volta di Parigi per scoprire e decidere il futuro di questa piccola bottega tanto cara a sua nonna.

Vediamo di capire insieme cosa non mi ha convinto di questo libro. In primis la protagonista, Corinne. Ho trovato davvero difficile entrare in sintonia con lei e questo ha sicuramente influito sul giudizio nei confronti dell’intero romanzo. La protagonista è un mia coetanea e ci racconta il suo presente, arricchendolo o alternandolo con momenti del suo passato, quando era una giovane ragazzina che frequentava gli ultimi anni del liceo, proprio come la sottoscritta. Quello che più mi ha infastidito di questo personaggio femminile è la sostanziale mancanza di crescita nel corso degli anni. Leggiamo brani tratti dal suo diario risalenti all’anno 2005, quando andava ancora a scuola ed era alle prese con i suoi primi amori ed inevitabilmente ci ritroviamo a confrontare questi suoi ricordi con il suo vissuto attuale. E cosa ci troviamo di fronte? La stessa ragazzina di diciassette anni e non una giovane trentenne. Corinne ragiona e si comporta ancora come una liceale, non è minimamente maturata nel corso degli anni e questo mi ha fatto dubitare sulla credibilità dell’intero personaggio.

La storia ci viene raccontata dal suo punto di vista e, tra un capitolo e l’altro, vengono inserite delle lettere lasciate dalla nonna Anna scritte ai tempi in cui lavorava a Parigi come sarta. Le lettere sono sicuramente un’idea carina all’interno del romanzo e permettono di fantasticare un po’ sul mondo di inizio novecento e sulla figura di Coco Chanel, la datrice di lavoro della nonna di Corinne. Le lettere, pur essendo una boccata di aria fresca all’interno del libro, le ho trovate assolutamente sconnesse rispetto a quello che stavo leggendo. É come se ci si trovasse di fronte ad un’altra storia all’interno della principale, senza nessun punto in comune se non il grado di parentela tra le due donne. Anche i continui flashback alla lunga stancano, anche perché non riescono a dare quel qualcosa in più alla narrazione.

La trama stessa del libro l’ho trovata abbastanza banale ed a tratti ridondante. Ho fatto fatica a rendere credibile e plausibile quello che stavo leggendo, mi è sembrato tutto un po’ visionario: ricevere il lascito di una bottega, partire dall’oggi al domani verso Parigi, riuscire a gestire il lavoro di avvocato a distanza e diventare una super esperta di sartoria dall’oggi al domani mi è sembrato un po’ troppo. Non mi inoltro sul campo sentimentale del romanzo perché potrei diventare molto acida.

Nonostante la storia non mi abbia convinto il libro è scritto molto bene, con una scrittura elegante che si legge senza troppi problemi. In un prossimo futuro proverò a dare una seconda possibilità all’autrice, magari riuscirà a sorprendermi piacevolmente.

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Romanzi di Cinzia Giorgio

  • L’enigma Botticelli, 2013
  • Prime catastrofiche impressioni, 2014
  • Cosa farebbe Jane?, 2014
  • Il bello della diretta, 2015
  • L’amore è una formula matematica, 2015
  • Doppio ritratto, 2016
  • La collezionista di libri proibiti, 2016
  • Raffaello, 2017
  • La piccola libreria di Venezia, 2017
  • Maria Maddalena, 2018
  • La piccola bottega di Parigi, 2018
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1 commento su “Recensione “La piccola bottega di Parigi” – Cinzia Giorgio”

  1. C’è da complimentarsi con l’autrice che, a quanto scrivi nella tua recensione, è riuscita a creare una copia conforme del suo primo romanzo cambiando solo i personaggi e l’ambientazione. Ancora ricordo con terrore il suo primo libro, speravo avesse smesso di scrivere, ma a quanto pare sono stata troppo fiduciosa!

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