Recensione “Il segno dei quattro” – Conan Doyle

 

TRAMA: «Aborrisco la monotona routine dell’esistenza. Ho un desiderio inestinguibile di esaltazione mentale. Ecco perché ho scelto questa mia particolare professione o, meglio, l’ho creata, poiché sono l’unico al mondo ad esercitarla». Con queste parole Sherlock Holmes si racconta all’amico Watson: nel 1890, in effetti, e per molto tempo a venire, sulla scena letteraria mondiale non ci saranno rivali degni di lui. II segno dei Quattro, secondo dei romanzi di Conan Doyle con protagonista l’investigatore, fu un vero successo, e consacrò al mito la sua figura. Vi si racconta un’indagine quanto mai intricata, tra sanguinosi delitti e tesori trafugati, che conduce il lettore dalla nebbiosa Londra al caldo e remoto arcipelago delle Andamane.

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TITOLO: Il segno dei quattro 
AUTORE: Conan Doyle
EDITORE: Newton Compton
DATA DI PUBBLICAZIONE: 02 Gennaio 2017
PAGINE: 159


Recensione

Secondo episodio della serie di Conan Doyle che vede come protagonista il più geniale di tutti gli investigatori. Di chi sto parlando? Dell’ineguagliabile Sherlock Holmes, anche questa volta alle prese con un caso tutt’altro che semplice. Ma, questa volta, l’investigatore più famoso al mondo non è riuscito a conquistarmi. Ma andiamo con ordine.

Ritroviamo Sherlock Holmes ed il suo fidato amico e compagno di avventura Watson nel loro studio in Backery Street. In una giornata come tante, in cui cercano di tenersi occupati per sconfiggere la noia, ricevono la visita della signorina Morstan, con un caso molto intrigante da sottoporgli. Il padre della ragazza, dopo una campagna in India, ottiene un congedo di un anno per tornare in Inghilterra dalla famiglia. Ma, quando la ragazza cerca di raggiungere il padre, quest’ultimo sembra scomparso, e non si hanno notizie da un paio di giorni. Dopo un po’ di tempo la ragazza deve infine rassegnarsi alla definitiva scomparsa del padre. A quattro anni dall’accaduto, la signorina Morstan inizia a ricevere ogni anno, lo stesso giorno, una perla indiana molto rara. Questo strano episodio si ripete fino al giorno in cui, insieme alla perla, la ragazza riceve un biglietto nel quale le si chiede di presentarsi ad una appuntamento al Lyceum Theatre. Ed è proprio per far luce su questo mistero che la ragazza decide di rivolgersi al miglior investigatore sulla piazza.

Anche in questo secondo episodio ci troviamo di fronte ad una trama molto articolata lungo la quale si snoda l’intera indagine. Un mistero davvero ben costruito e di difficile soluzione anche per le menti più acute. Lo schema narrativo segue un ordine ben preciso e già assodato nel primo romanzo. Troviamo una prima parte legata all’esposizione del caso in questione da risolvere con una relativa prima fase investigativa; un secondo momento nel quale Holmes lascia tutti a bocca aperta smascherando il colpevole di turno, ed infine un resoconto dettagliato di quanto successo fino a quel momento, con tanto di ricostruzioni e spiegazioni sui moventi. Un giallo davvero ben costruito ma che, almeno in questo episodio, non è riuscito a coinvolgermi pienamente.

La narrazione della vicenda è affidata alla voce di Watson, spalla del detective ed allo stesso tempo osservatore di tutto quello che accade attorno ad Holmes. Watson ci conduce attraverso l’indagine ma lo fa in maniera quasi distaccata, come se stesse semplicemente riportando una serie di eventi accaduti. Ammetto di essermi un po’ annoiata nel leggere questo romanzo e questo è dipeso dal fatto che non mi sono sentita coinvolta. Mi spiego meglio. Il fatto che Holmes sia un genio nel suo campo fa sì che una persona comune non possa capire i suoi ragionamenti o le sue conclusioni senza una minuziosa spiegazione da allegare insieme. Noi lettori ci ritroviamo, come Watson, ad essere dei semplici spettatori del genio all’opera, e questo fa sì che risulti difficile sentirsi parte della storia.

Il Watson narratore non ci presenta solo l’indagine, ma ci mostra nuovi dettagli sul personaggio dell’investigatore Holmes. Ne Il segno dei quattro scopriamo non solo il genio infallibile, con un intelletto ed un intuito fuori dal comune, ma abbiamo modo di scavare più a fondo. Watson ci presenta il lato più fragile di Holmes, i suoi angoli più oscuri, i suoi scheletri nell’armadio. Sherlock qui appare come un uomo che convive con un lato fortemente autodistruttivo, dove la noia risulta essere un malessere superabile solo attraverso atteggiamenti autolesionistici. Non proprio un esempio da seguire, ma anche questi elementi costituiscono il pacchetto Holmes.

Anche qui ci ritroviamo a percorrere in lungo ed in largo Londra ed i suoi dintorni ma, questa volta, l’autore aggiunge qualche elemento in più, collegando la vicenda a dei rimandi storici. In particolare qui ci sono chiari ed evidenti collegamenti con la guerra britannica avvenuta nei territori indiani. Un elemento aggiunto per rendere più credibile quanto raccontato.

Un giallo sicuramente ben scritto e con una trama molto articolata; un protagonista inarrivabile e con una scrittura molto fluida. Vedremo se il seguito delle avventure di Sherlock Holmes riusciranno a coinvolgermi di più.

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Romanzi di Conan Doyle (ciclo di Sherlock Holmes)

  • Uno studio in rosso, 1887
  • Il segno dei quattro, 1890
  • Le avventure di Sherlock Holmes, 1892
  • Le memorie di Sherlock Holmes, 1894
  • Il mastino di Baskerville, 1902
  • Il ritorno di Sherlock Holmes, 1905
  • La valle della paura, 1915
  • L’ultimo saluto di Sherlock Holmes, 1917
  • Il taccuino di Sherlock Holmes, 1927

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