Recensione “La misura della felicità” – Gabrielle Zevin

 

TRAMA: Dalla tragica morte della moglie, A.J. Fikry è diventato un uomo scontroso e irascibile, insofferente verso gli abitanti della piccola isola dove vive e stufo del suo lavoro di libraio. Disprezza i libri che vende (mentre quelli che non vende gli ricordano quanto il mondo stia cambiando in peggio) e ne ha fin sopra i capelli dei pochi clienti che gli sono rimasti, capaci solo di lamentarsi e di suggerirgli di «abbassare i prezzi». Una sera, però, tutto cambia: rientrando in libreria, A.J. trova una bambina che gironzola nel reparto dedicato all’infanzia; ha in mano un biglietto, scritto dalla madre: «Questa è Maya. Ha due anni. È molto intelligente ed è eccezionalmente loquace per la sua età. Voglio che diventi una lettrice e che cresca in mezzo ai libri. Io non posso più occuparmi di lei. Sono disperata». Seppur riluttante (e spiazzando tutti i suoi conoscenti), A.J. decide di adottarla, lasciando così che quella bambina gli sconvolga l’esistenza. Perché Maya è animata da un’insaziabile curiosità e da un’attrazione istintiva per i libri – per il loro odore, per le copertine vivaci, per quell’affascinante mosaico di parole che riempie le pagine – e, grazie a lei, A.J. non solo scoprirà la gioia di essere padre, ma riassaporerà anche il piacere di essere un libraio, trovando infine il coraggio di aprirsi a un nuovo, inatteso amore…

TITOLO: La misura della felicità
AUTORE: Gabrielle Zevin
EDITORE: Nord
DATA DI PUBBLICAZIONE: 19 Giugno 2014
PAGINE: 313


Recensione

“Leggiamo per sapere che non siamo soli. Leggiamo perché siamo soli. Leggiamo e non ci sentiamo soli. Non ci sentiamo soli.”

I motivi che mi hanno spinto ad acquistare questo libro sono stati principalmente due: da un lato la copertina, che trovo davvero incantevole pur nella sua semplicità. Ho una certa predilezione nei confronti delle copertine disegnate ed ogni volta che ne adocchio una mi fermo puntualmente a leggerne la sinossi. Se a questo si aggiunge il mio debole nei confronti di libri che parlano di libri, il gioco è fatto, ed in men che non si dica si ha la spiegazione del mio acquisto.  La maggior parte delle volte però, la delusione che si cela nascosta tra le pagine di questi libri a tema, è sempre lì in agguato. Ma per mia fortuna questa volta posso tranquillamente dirvi di essermi trovata di fronte ad un romanzo piacevole.

A.J. è il proprietario di una libreria ad Alice Island. La sua vita ed il suo animo sono costellati da apatia ed insofferenza, il suo cuore sembra ricoperto da un enorme strato di ghiaccio, invalicabile alle emozioni. Non ama il suo lavoro, o meglio, ha dei gusti particolari in fatto di libri, e non sopporta di dover vendere copie di romanzi che non corrispondono al suo gusto letterario. La sua vita cambia notevolmente prospettiva e direzione nel momento in cui nella libreria fa la sua comparsa Maya, una bimba di due anni con in mano un bigliettino scritto dalla madre, nel quale la lascia alle sue cure perché non è più in grado di occuparsene. Da quel momento la vita del libraio cambierà notevolmente e la strada verso la felicità inizierà a farsi strada anche nel suo animo atrofizzato.

Quest’opera è un chiaro omaggio alla letteratura in generale ed alla ricchezza che ogni lettore può trarre dalla lettura di un singolo romanzo. Al centro dell’opera di Zevin ci sono proprio loro i libri e, nel corso di tutta la narrazione, viene dato grande spazio alla capacità che quest’ultimi hanno di cambiare (in meglio) le vite dei protagonisti in primis, ma anche di noi lettori. Sia i protagonisti che tutti i personaggi secondari che avremo modo di conoscere nel corso della narrazione, traggono insegnamenti e riescono a migliorare la loro vita grazie all’apporto di un determinato romanzo. Zevin ha cercato di fare molta leva su quest’aspetto, sulla capacità che hanno i romanzi di migliorare la via di ognuno di noi.

A questo si aggiunge la storia del meraviglioso rapporto che si crea tra A.J. e Maya, un rapporto tra un padre ed una figlia lontano dai canoni standard di una famiglia, ma allo stesso tempo bello da osservare e da assaporare. A.J. è uno di quei personaggi complessi del quale è bello leggerne l’evoluzione; anche da un animo burbero e scontroso può nascere la gioia, fatta da piccoli gesti d’amore. Il loro rapporto cresce e si consolida giorno dopo giorno; un rapporto sincero, nitido, di una bellezza e di una semplicità disarmante. Il loro rapporto diviene qualcosa di indissolubile, che catalizza l’attenzione del lettore e che si accompagna con diverse citazione letterarie che divengono allo stesso tempo anche nozioni di vita.  Ho apprezzato le diverse lettere che A.J. scrive a sua figlia, consigliandole da un lato, quei libri che devono in maniera imprescindibile far parte del suo bagaglio, ma allo stesso tempo aggiungendogli delle piccole postille che equivalgono a consigli preziosi da serbare nel cuore.

In questa trama ricca di contenuti vi è però una piccola stonatura che mi ha fatto inevitabilmente apprezzare meno l’intero romanzo. Nel corso della lettura si assiste a dei salti temporali davvero molto veloci, che comportano una difficoltà globale nel far combaciare tutti i tasselli della storia che l’autrice ci propone. Si passa da un episodio all’altro senza il benché minimo collegamento e ciò comporta la perdita di informazioni preziose. La narrazione avviene attraverso la descrizione di singoli episodi; avrei certamente preferito una descrizione più lineare che mi permettesse di cogliere maggiori sfumature dei personaggi presenti.

A parte questo il libro rimane una lettura scorrevole che si avvale di un lessico semplice, ma capace di esprimere al meglio i legami ed i sentimenti che uniscono padre e figlia e gli altri personaggi secondari che appaiono nel corso della loro vita. Una libro in fin dei conti piacevole, capace di far apprezzare la lettura ed il suo magico potere di far evadere dalla realtà e da cui a volte si può tratte più di un prezioso insegnamento.

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