Parole d’inchiostro #11

-Io quando sto male faccio sempre un gioco – dice Thomas. – Mi guardo intorno, osservo le persone, quel poliziotto per esempio, – e lo indica con il mento, – quella mamma, quel tassista, quella coppia, e penso che tra…ottanta, cento anni non ci saranno più, non ci sarà nessuno di loro, ma proprio nessuno. Non ci sarà più quel bambino col palloncino di Duffy Duck, ne quella donna che litiga al telefono con chi sa chi. Non ci sarai tu e non ci sarò io. Saremo tutti sostituiti da altrettante persone con altrettanti affanni, problemi speranze, paure. E fra altri cent’anni da altri ancora. E probabilmente seduti su questi scalini  ci saranno di nuovo un ragazza che piange e un ragazzo che dice stupidaggini. Pensa quanto siamo sostituibili.

Gli occhi di Emily si sono asciugati come pozzanghere al sole.

-Però siamo anche un po’ unici, – conclude lui,- perché la nostra storia non sarà mai uguale a quella di nessun altro.

Tratto da “Il primo giorno della mia vita” – Paolo Genovese

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